← Tutti gli articoli

Business Coaching ·

L'intelligenza artificiale in ufficio: resistenze, dubbi e come accompagnare il team

Quando in ufficio arriva l'intelligenza artificiale, le resistenze del team sono spesso domande rimaste senza risposta. Cosa cambia nel mio lavoro? Chi risponde se lo strumento sbaglia? Cosa posso caricarci e cosa no? Prima di chiedere alle persone di cambiare abitudini, conviene rispondere a queste domande. È da qui che parte un'introduzione dell'IA che il team usa davvero.

In questo articolo trovi cosa c'è spesso dietro le resistenze e sei passi concreti per accompagnare il team. Trovi anche cosa può fare un percorso di coaching, e cosa no.

Gli strumenti corrono, le abitudini no

Gli strumenti di intelligenza artificiale cambiano continuamente: quello che oggi è una novità, fra un mese può essere già superato. Le abitudini di lavoro di un team cambiano molto più lentamente.

Per questo non conviene inseguire l'ultimo strumento. Conviene costruire un modo di lavorare che regga anche quando gli strumenti cambiano: poche regole chiare, persone che sanno cosa possono fare e a chi chiedere, un momento fisso per rivedere cosa funziona.

Cosa c'è dietro le resistenze

La stessa frase può nascondere domande diverse. Capire quale c'è sotto aiuta a scegliere cosa fare.

Come si presenta La domanda che c'è sotto Cosa aiuta
«Faccio prima a mano» Mi conviene davvero, nel mio lavoro? Partire da un compito preciso che oggi fa perdere tempo e provarlo insieme
«E se sbaglia?» Chi risponde di un errore? Regole chiare: cosa si controlla sempre, chi approva il risultato finale
«Ci sostituirà» Cosa succede al mio ruolo? Dire con chiarezza cosa cambia e cosa no. Se una cosa non è ancora decisa, dirlo
«Non so cosa posso caricarci» Cosa succede ai dati dei clienti e dell'azienda? Poche regole scritte: strumenti ammessi, dati che non si caricano mai
Nessuno ne parla, ma qualcuno lo usa già Posso dirlo senza essere giudicato? Rendere esplicito cosa è permesso, così l'uso esce allo scoperto

Non tutte le resistenze sono un ostacolo da superare. A volte segnalano un problema reale: uno strumento che non serve a quel compito, una regola che manca, un carico di lavoro già al limite. Ascoltarle serve anche a decidere meglio.

Come accompagnare il team: sei passi

  1. Parti da un problema, non da uno strumento. Scegli un'attività che oggi porta via tempo: verbali, risposte ricorrenti, prime bozze. È più facile valutare un risultato concreto che una promessa generica.
  2. Di' cosa cambia per i ruoli. Spiega cosa resta come prima e cosa no. Se qualcosa non è ancora deciso, dillo: il silenzio lascia spazio alle ipotesi peggiori.
  3. Scrivi poche regole d'uso. Quali strumenti si usano, quali dati non si caricano mai, chi controlla il risultato prima che esca dall'ufficio. Una pagina chiara vale più di un regolamento che nessuno legge.
  4. Fai una formazione pratica, diversa per ruolo. Chi scrive offerte ha bisogno di esempi diversi da chi gestisce la contabilità. Si impara meglio sui propri compiti reali.
  5. Prevedi un periodo di prova. Scegli qualche persona di riferimento a cui i colleghi possono chiedere, e raccogli quello che funziona e quello che non funziona.
  6. Rivedi dopo qualche settimana. Guarda insieme al team cosa è cambiato davvero. Togli quello che non serve e correggi le regole che non reggono.

Il ruolo di chi guida il team

Un team guarda prima di tutto cosa fa chi lo guida. Se il responsabile usa lo strumento, racconta i propri errori e dice cosa non sa ancora, per gli altri è più facile provare.

Conta anche come si parla di risultati. Se l'IA viene presentata come un modo per fare di più con meno persone, è normale che il team si chiuda. Se viene presentata come un modo per togliere lavoro ripetitivo, va poi dimostrato con i fatti: per esempio dicendo come verrà usato il tempo liberato.

Quando non basta una formazione

Un cambiamento organizzativo può portare preoccupazioni. Spesso aiutano risposte chiare e regole condivise. Se per qualcuno la preoccupazione diventa un malessere che pesa sulla salute o sulle giornate, non è un tema da affrontare con una formazione o con un percorso di coaching. Si può suggerire alla persona di rivolgersi al proprio medico o a uno psicologo.

Se vuoi capire meglio dove finisce il coaching e dove iniziano altre professioni, trovi le differenze in Coaching, counseling o psicoterapia.

Dove entra il coaching (e dove no)

Il coaching non sceglie gli strumenti e non si occupa degli adempimenti normativi: sono attività di consulenza, con un incarico diverso. Il coaching lavora su un altro piano: come si guida il cambiamento.

Con un percorso di Executive Coaching un responsabile può preparare come comunicare l'introduzione dell'IA, come gestire le conversazioni difficili e come raccogliere i riscontri del team. Con un workshop di comunicazione o di gestione dei conflitti il team può lavorare insieme su come dirsi cosa funziona e cosa no.

Durata e frequenza del percorso si decidono insieme, in base alle esigenze dell'azienda. Una sessione di coaching individuale dura almeno 60 minuti, una sessione con un team fino a 6 persone almeno 90 minuti. Con gruppi più grandi che non si possono dividere, e in plenaria, la sessione dura almeno 120 minuti. Un workshop dura da un minimo di 3 ore a un massimo di 8, cioè un'intera giornata.

Come lavoro io

Sono una coach professionista, iscritta ad A.Co.I. (Associazione Coaching Italia) con il n. 2028, e mi sono diplomata in coaching all'Istituto Artemisia di Torino. Esercito la professione di coach ai sensi della legge 4/2013. Prima di diventare libera professionista ho lavorato per 15 anni in aziende di medie e grandi dimensioni come Office Manager, Recruiter e Specialista HR, in Italia, Germania, Svizzera e Francia. Trovi il mio percorso in Chi sono.

Con le aziende ogni intervento parte da un'analisi dei bisogni: prima capiamo cosa sta succedendo nel team, poi ti propongo un percorso su misura, con un preventivo chiaro. Come coach lavoro con te su come guidare il cambiamento e su come il team ne parla. La scelta degli strumenti di IA e gli adempimenti normativi li seguo come consulente, con un incarico separato.

Con le aziende lavoro in sede: ci incontriamo nella tua azienda. Se vuoi capire se un percorso di coaching fa per la tua azienda, scrivimi a studio@francescabertola.com: ne parliamo insieme e, se non è la risposta giusta, te lo dico. Gli altri recapiti sono nella pagina Contatti.

Domande frequenti

È obbligatorio formare i dipendenti sull'intelligenza artificiale?

L'articolo 4 dell'AI Act chiede all'azienda che usa sistemi di IA di prendere misure per sostenere lo sviluppo delle competenze del personale che li usa. Non servono certificati e non c'è un livello preciso da garantire per ogni persona. Cosa serve nel tuo caso dipende dagli strumenti e dall'uso: per questo rivolgiti al tuo consulente del lavoro o a un legale.

Bisogna dire ai dipendenti che in azienda si usa l'IA?

Nei casi previsti dalla legge sì. Dal 10 ottobre 2025 la legge 132/2025 chiede di informare il lavoratore quando si usano sistemi decisionali o di monitoraggio integralmente automatizzati che incidono, per esempio, sull'assegnazione dei compiti, sulla valutazione o sul controllo dell'attività. Anche quando non è obbligatorio, dirlo con chiarezza aiuta il team a fidarsi.

E se qualcuno nel team proprio non vuole usarla?

Vale la pena ascoltare le sue ragioni: spesso dietro c'è una domanda pratica che nessuno ha ancora chiarito. A volte ha ragione, perché per quel compito lo strumento non serve. La decisione su come si lavora resta dell'azienda.

Il coaching sostituisce la formazione tecnica sull'IA?

No. La formazione tecnica insegna a usare gli strumenti. Il coaching aiuta chi guida il team a preparare il cambiamento, a comunicarlo e a gestire le conversazioni che porta con sé.

Quanto dura un percorso di coaching per un'azienda?

Non c'è una durata uguale per tutti. Dipende da cosa emerge nell'analisi dei bisogni e dagli obiettivi che fissiamo insieme. E non c'è un risultato garantito: il lavoro lo fanno le persone, il coach le accompagna.

Ti sei riconosciuto in qualcosa?

La prima chiamata di trenta minuti è gratuita e senza impegno. Mi racconti dove sei, capiamo insieme se posso esserti utile.

Prenota la chiamata gratuita