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Life Coaching ·

«Non so cosa voglio»: da dove partire per trovare una direzione

«Non so cosa voglio» non vuol dire quasi mai non volere niente. Più spesso vuol dire che la domanda è troppo grande: «cosa voglio dalla vita?» non ha una risposta che si possa trovare in un pomeriggio. Per ritrovare una direzione conviene partire da qualcosa di più piccolo e più vicino: quello che c'è adesso, quello che non vuoi più, il prossimo passo che puoi provare.

In questo articolo trovi tre forme diverse che può prendere questa frase, cinque passi concreti da cui partire e cosa può fare un percorso di coaching. Trovi anche, prima di tutto, il caso in cui il coaching non è la strada giusta.

Prima di tutto: quando serve un altro tipo di aiuto

A volte «non so cosa voglio» arriva insieme ad altro. Se da settimane niente ti interessa più, fai fatica a dormire, ad andare al lavoro o ad affrontare le giornate, parlane prima con il tuo medico di base o con uno psicologo. È il primo passo, prima di qualsiasi percorso di coaching.

Non devi avere già chiaro quale professionista fa per te. Sta al professionista conoscere i limiti del proprio ambito: se la tua richiesta non rientra nel suo, te lo dice e ti suggerisce di rivolgerti a qualcun altro. Se vuoi capire meglio le differenze, le trovi in Coaching, counseling o psicoterapia.

Tre forme di «non so cosa voglio»

La stessa frase può descrivere situazioni molto diverse. Riconoscere la tua aiuta a scegliere da dove partire.

Forma Cosa succede Da dove partire
So cosa non voglio più Qualcosa non funziona più, ma non è chiaro verso cosa andare Da quello che non vuoi più: contiene già dei criteri per scegliere
Ho troppe strade possibili Ci sono più opzioni e nessuna convince del tutto Da un criterio, non da una strada: cosa conta di più per te adesso?
Ho un'idea, ma non me la concedo Un'idea c'è, ma sembra poco realistica o fuori tempo Dai fatti: cosa servirebbe davvero, e con chi puoi parlarne

Da dove partire: cinque passi concreti

  1. Scrivi cosa non vuoi più. Non è tempo perso. Ogni «no» dice qualcosa su cosa conta per te: orari, tipo di lavoro, persone, luogo.
  2. Guarda la tua settimana. Quali attività fai volentieri? Quali rimandi sempre? In quali momenti il tempo passa in fretta? Sono indizi più affidabili delle grandi domande.
  3. Accorcia l'orizzonte. Invece di chiederti cosa vuoi fare della tua vita, chiediti cosa vuoi che sia diverso fra tre mesi. È una domanda a cui si può rispondere.
  4. Fai un esperimento piccolo. Una conversazione con chi fa già il lavoro che ti incuriosisce, un corso breve, un progetto nel tempo libero. Un esperimento dà informazioni che la sola riflessione non dà.
  5. Fissa una data per il prossimo passo. Non per la scelta definitiva: per il passo successivo. Una scadenza può aiutarti a passare dal pensarci a una decisione concreta.

Cosa può fare un percorso di coaching (e cosa no)

Il coaching lavora su un obiettivo, ma non serve averlo già chiaro per cominciare. Spesso la prima parte del percorso serve proprio a formularlo: passare da «non so» a un obiettivo, anche solo abbozzato, su cui lavorare.

Il coach non ti dice cosa volere e non ha le risposte al posto tuo. Fa domande, ti aiuta a vedere le opzioni e a trasformarle in passi concreti, con verifiche da un incontro all'altro. Lavora sul presente e sul futuro: non scava nella tua storia per capire perché sei arrivato qui.

Durata e frequenza degli incontri variano da persona a persona. All'inizio spesso ci si vede una volta a settimana, poi gli incontri si diradano, fino a uno ogni 2-3 mesi nella fase di monitoraggio. Se strada facendo la richiesta esce dall'ambito del coaching, un buon professionista te lo dice con chiarezza e ti suggerisce di rivolgerti al medico o a uno psicologo.

Come lavoro io

Sono una coach professionista, iscritta ad A.Co.I. (Associazione Coaching Italia) con il n. 2028, e mi sono diplomata in coaching all'Istituto Artemisia di Torino. Ho una laurea in Psicologia con Counseling della Open University (Regno Unito): non sono iscritta all'Albo degli psicologi e non faccio psicoterapia. Esercito la professione di coach ai sensi della legge 4/2013.

Nei percorsi di Life Coaching lavoro con chi sta attraversando un cambiamento e con chi vuole capire in che direzione andare, compresi i giovani adulti che cercano la propria strada nello studio o nel lavoro (è il Focus Giovani). Con i minorenni lavoro solo dai 16 anni compiuti, valutando caso per caso e con il consenso di entrambi i genitori. Nel primo incontro partiamo da dove sei adesso, non da dove «dovresti» arrivare.

Ci incontriamo nel mio studio a Roccabruna (Cuneo), a Torino oppure online. Se vuoi capire se il coaching fa per te, scrivimi a studio@francescabertola.com: ne parliamo insieme e, se non è la risposta giusta, te lo dico. Gli altri recapiti sono nella pagina Contatti.

Domande frequenti

Posso iniziare un percorso di coaching se non ho un obiettivo?

Sì. Formulare l'obiettivo può essere la prima parte del lavoro. Serve però la voglia di cambiare qualcosa e di mettersi in gioco con passi concreti.

Il coach mi dice cosa fare?

No. Il coach fa domande e ti aiuta a vedere le opzioni, ma la scelta resta tua. È proprio questo che la rende sostenibile.

Quanto ci vuole per capire cosa voglio?

Non c'è un tempo uguale per tutti. E non c'è un risultato garantito: l'obiettivo non è una risposta definitiva, ma un passo successivo concreto da provare.

E se non riesco a stare dietro a niente, nemmeno alle cose di tutti i giorni?

In quel caso parlane prima con il tuo medico di base o con uno psicologo. Il coaching può venire dopo. Un percorso di coaching in parallelo, solo su obiettivi pratici, va valutato insieme al professionista che ti segue.

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